mercoledì, febbraio 28, 2007

La dorata notte degli Oscar


Ecco tutti i vincitori degli Academy Awards 2007 - Arriva finalmente il trionfo di Scorsese: "The departed" ha ricevuto 4 statuette..
Miglior Film THE DEPARTED

Attore protagonista Forest Whitaker per L'ultimo re di Scozia

Attrice protagonista Helen Mirren per The Queen

Attore non protagonista Alan Arkin per Little Miss Sunshine

Attrice non protagonista Jennifer Hudson per Dreamgirls

Film straniero The Lives of Others - GermaniaRegia di Florian Henckel von Donnesmarck

Film d'animazione Happy Feet - George Miller

Sceneggiatura non originale The Departed William Monahan

Sceneggiatura originale Little Miss Sunshine Michael Arndt

Scenografia Il labirinto del fauno Eugenio Caballero e Pilar Revuelta

Fotografia Il labirinto del fauno - Guillermo Navarro

Montaggio The Departed - Thelma Schoonmaker

Trucco Il labirinto del fauno - David Marti e Montse Ribe

Colonna sonoraBabel - Gustavo Santaolalla

Canzone originale I Need to Wake Up da Una scomoda verità (Melissa Etheridge)

Montaggio sonoroFlags of Our FathersAlan Robert Murray e Bub Asman

Missaggio sonoro DreamgirlsMichael Minkler, Bob Beemer e Willie Burton

Effetti speciali Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma John Knoll, Hal Hickel, Charles Gibson e Allen Hall

Documentario Una scomoda verità Regia di Davis Guggenheim

Documentario (corto) The Blood of Yingzhou District Regia di Ruby Yang e Thomas Lennon

Cortometraggio animato The Danish Poet Regia di Torill Kove

Cortometraggio West Bank Story Regia di Ari Sandel

Oscar alla carriera Ennio Morricone
L'Italia del Cinema ha avuto un doppio prestigioso riconoscimento, a partire dal premio per i migliori costumi a Milena Canonero (3° Oscar) per arrivare a quello per la gloriosa carriera del maestro Ennio Morricone, introdotto da Clint Eastwood ed omaggiato dall'intera platea vip.
simulescion3

lunedì, febbraio 26, 2007

BASKET: Il Magic cerca la riscossa




Dopo un avvio di campionato FIP estremamente brillante, il Magic Team 92 (dove giocano i due della redazione) si è assestato su un bilancio poco inferiore al 50% di vittorie. La breve strada che porta ai playoffs, obiettivo stagionale, si fa così in salita per il team guidato da coach Laurenti, anche per via dei numerosi dissidi interni alla squadra e per i costanti infortuni che anche quest'anno hanno decimato la rosa. Bisognerà ritrovare la giusta chimica per poter pensare di concludere la stagione nel migliore dei modi, nulla è perduto e tutti dovranno far la loro parte, anche gli straordinari se necessario....
Il Secco qui ripreso in una partita casalinga è sulla buona strada! Che anche gli altri s'impegnino così.
Let's go "Magic"!!!

simulescion3

giovedì, febbraio 22, 2007

Parco Leonardo: libertà di vivere(?)

Percorsi extra...Parco Leonardo




Parco Leonardo, il più grande centro commerciale d'Italia, con annesso centro residenziale circostante in continua espansione, è un nuovo modello di architettura urbana, una città del terzo millennio tra Roma e Fiumicino, basata su uno stile di vita completamente innovativo.

Il gruppo di studenti composto da Andrea Nardini, Marzia Cavallucci, Giorgia Del Cupola, Riccardo Tucci, Maria Laura Varcaccio Garofalo e Simone Bracci si è occupato di realizzare un’inchiesta, ad un anno dalla nascita del Centro commerciale, indagando sullo stile di vita e sugli aspetti positivi e/o negativi di questo nuovo complesso urbano, secondo le opinioni degli abitanti di Parco Leonardo. L'inchiesta ha voluto conoscere le voci dei commercianti e verificare l’effettivo sviluppo di quello che era stato definito un enorme business commerciale, controllare l’effettiva realizzazione di tutte quelle promesse che sono state fatte ad inizio progetto ai cittadini, ai commercianti e alle migliaia di persone che quotidianamente confluiscono in tale realtà.
Eccovi un assaggio del nostro video..

simulescion3

sabato, febbraio 17, 2007

TITOLI DEI FILM: Lost in translation


TITOLI DEI FILM: QUANDO (MALE) INTERPRETARE E’ MEGLIO CHE TRADURRE
La scarsa vena creativa dei Distributori italiani
Eternal sunshine of the spotless mind! E’ questo il verso numero 209 della poesia “Eloisa to Abelard”, scritto da Alexander Pope e che tradotto in italiano significa esattamente “l’eterna luce della mente immacolata”. Ma è anche il titolo di uno dei più bei film degli ultimi tempi, sicuramente il più originale del 2004. La pellicola diretta da Michel Gondry e vincitrice di un oscar per la migliore sceneggiatura originale di Charlie Kauffman è stato solo il caso più recente, in ordine di tempo, della sconsiderata distribuzione italiana: ormai una burlesque nel panorama cinematografico nostrano. Come i versi della raffinata opera del poeta anglosassone abbiano miseramente assunto il significato di “Se mi lasci ti cancello” è ormai il risultato conclusivo di un processo di (male) interpretazione che affligge la nostra distribuzione già da un bel po’. Ciò che si sta analizzando è quel processo che assegna il corrispettivo titolo italiano alla pellicola d’origine internazionale e per cui, forse a causa della noncuranza di alcuni professionisti del settore, siamo spesso di fronte a cattive interpretazioni del name autentico, ossia o a traduzioni che si adeguano bonariamente al contesto della trama o, in casi specifici (e ormai molto frequenti) a titoli nemmeno tradotti. I film che si possono citare sono molti, per ciascuna delle due anomalie. Oltre alla già indicata opera di Gondry, alcuni film che hanno avuto il privilegio di interpretazioni puramente contestuali sono stati “Ti odio, ti lascio, ti.. (The Break-up - La rottura..di un rapporto), “Quando meno te lo aspetti” (Raising Helen – Crescendo Helen), “Prima ti sposo poi ti rovino” (Intolerable cruelty – Crudeltà insopportabile): tutte commedie romantiche che parlano delle più differenti relazioni tra uomo e donna. Il problema sorge quando una pellicola dal potenziale intrinseco viene danneggiata dal titolo fuorviante che gli è stato assegnato, nel momento in cui questo non rispetti la naturale interpretazione, dal nome originale alla nostra lingua nazionale. Solo per quanto riguarda l’ultima stagione, invece, in italiano rimane solo un’indicazione nel sottotitolo, di frequente anche fuori tema. “Shall we dance”, The Woodsman” - Il segreto, “In good company”, “Sideways” - In viaggio con Jack rappresentano l’altro caso, sono pellicole che riflettono la neo moda del preferire la completa non traduzione, lasciando il cittadino italico medio nel più totale buio in materia filmica, buio che ciascuno compensa a modo suo: non andando proprio a vedere tale film (ed è un notevole danno d’immagine, oltre che economico), oppure lasciandosi convincere ad entrare in sala dal minuto di un qualsiasi trailer a disposizione. Tutto ciò è ovviamente controproducente per l’opera stessa, che al botteghino viene trascurata, ma anche per lo spettatore, il quale, confuso da nomi da barzelletta nemmeno divertenti, finisce col preferire il certo per l’incerto, privilegiando spesso il blockbuster ad un’opera più innovativa. Nonostante tutte le sfumature possibili ed immaginabili che possano esistere tra una lingua e l’altra, sarebbe corretto, dunque, che le nostre case di distribuzione cinematografica (soprattutto quelle affiliate alle grandi major) traducessero nella maniera più attinente al titolo primordiale. I distributori si dovrebbero porre da orator e non da interpretes, ossia, come insegna la storia della traduzione, distinti in coloro che traducono (il titolo) e coloro che lo interpretano, poiché è solo riportandosi all’etichetta decisa dall’autore che ciascun film straniero potrà esser reso nell’unica maniera possibile. Quella consona ed attinente naturalmente.
SimOne

sabato, febbraio 10, 2007

All Star Game 2007 - La prima volta

(Il commissioner Stern alla presentazione ufficiale)

Il basket NBA si prepara a celebrare il suo evento più rinomato e riconosciuto, quasi più delle Finals di fine maggio. Il weekend delle stelle, è uno degli eventi sportivi più attesi dell’anno, perché sinonimo e garanzia di “vero” spettacolo, un entertainment game in pieno stile american, che coinvolge i migliori giocatori del circuì ed unisce tutti i tifosi del mondo, ognuno a sostenere i proprio beniamini. Dalla gara delle schiacciate a quella del tiro da tre, dal 3on3 vecchie glorie allo slam dei play, insomma un divertissment per gli appassionati della (rientrante) palla a spicchi targata NBA. Perché la prima volta? Per diverse ragioni:
- la presenza del nostro Andrea Bargnani, impegnato a gareggiare nella partita d’apertura tra i rookies ed i sophomore (secondo anno nella Lega)
- la città ospitante quest’anno sarà Las Vegas, la città del peccato sponsorizzata dai fratelli Maloof, i proprietari dei Sacramento Kings, che non ha nessuna franchigia professionista
- la mancata convocazione di Melo Anthony (top scorer a 31 di media), per via della maxi rissa dicembrina al Madison di NY, poi ottenuta causa l’infortunio di Yao Ming
- la prima convocazione in quintetto per la stella dei Wizards Gilbert Arenas, nickname Agent Zero

Insomma, tante le novità attese per questo evento che prenderà via il 16 marzo fino al 18, essendo considerato come ogni anno la boa di metà stagione, ossia il tempo di tracciare bilanci per ciascuna delle 30 franchigie in competizione.

simulescion3

domenica, febbraio 04, 2007

CINEMA: The Aviator


Per onorare il grande Martin, in occasione della sua ennesima candidatura alla notte degli Oscar, ecco pescare dal nostro archivio la recensione del suo penultimo film. Sperando che The Departed abbia maggiore (e meritata) fortuna.....................................................................................................................
(Ascesa e caduta del magnate Howard Hughes)
La sequenza iniziale coincide con il primo piano di chiusura, l'immagine di un uomo-bambino nel riflesso della sua esistenza. Un'esistenza vera e difficilmente immaginabile. Perchè è da piccolo che quel distinto signore degli anni quaranta, tale Howard Hughes, sviluppa la sua mentale ossessione per l'igiene, una psicosi che condizionerà la sua vita comunque svavillante. Proprio su questo punto Martin Scorsese costruisce la sua ultima fatica, un'opera cinematografica importante fortemente voluta dal produttore-interprete Leonardo Di Caprio, che racconta gli anni ruggenti di questo magnate del petrolio, regista, playboy e aviatore allo stesso tempo. Il film segue da vicino la megalomania del ricchissimo Hughes, uomo capace di spendere 4 mil.di dollari per girare il suo capolavoro, Gli angeli dell'inferno, ma anche persona dalle mille donne, che ha amato l'ingegneria aeronautica a tal punto da realizzare la sua ambizione, progettare-costruire-e-pilotare l'Hercules, il più grande aereo di allora, diventando il padrone dei cieli. Il tutto destinato a rappresentare la sconfitta dell'utopia e la concretizzazione dell'universale sogno americano, a scapito di dicerie, processi, rischi di bancarotta e una costante fobia che alla fine prenderà il soppravvento sulla razionalità dello stesso Hughes. Di Caprio incarna ancora una volta alla perfezione il corpo e il volto di una persona dalla grande personalità e inventiva, vera e propria icona del capitalismo occidentale, divisa fra il suo impero volante (la compagnia aerea TWA) e i progetti di matrimonio con le dive hollywoodiane più chic dell'epoca, tra le quali Katharine Hepburn (un'ottima Cate Blanchett), Jean Harlow e Ava Gardner. La pellicola di Scorsese, della durata di 178 minuti, manca però di identificazione con lo spettatore e, come già successo per Gangs of New York, a tratti ha la pretesa di sostituire l'enfasi visiva con la linearità del racconto. La pecca del voler raccontare tutto e tutto concentrato insieme, dall'introspezione mentale del personaggio, fino al tentativo di raccontarci la gestione delle relazioni sentimentali, provoca spaesamento in chi assiste alla proiezione e rappresenta ciò che separa il lavoro di Scorsese dall'essere un capolavoro riconosciuto a quello che invece risulta, il solito ottimo film. Discorso Oscar a parte, dove speriamo nel meritato riconoscimento alla carriera del grande Martin, The Aviator è un film godibile dall'inizio alla fine, recitato impeccabilmente e diretto altrettanto, nonostante certe pretese cui sfoggia nell'impostazione narrativa e che, alla lunga, suscitano più perplessità che emozioni. Bisogna aggiungere infine, ciò che la pellicola vuole raccontare. Il tema che scorre nel "sottosuolo" della storia è l'inesauribile rincorsa dell'uomo al futuro, un'ossessione che nei secoli ci è sempre appartenuta e che, come si evidenzia nel protagonista del film, rappresenta il tentativo di far coincidere due momenti storici separati, di possedere il tempo nel pugno della propria mano e poi scoprire che tanta insensatezza conduce solo alla follia. Una follia che ha portato l'aviatore Howard Hughes dalla gloria alla propria alienazione.
SimOne

lunedì, gennaio 29, 2007

La musica per ogni occasione


Immaginate di avere sempre l'opportunità di circondare la vostra esistenza, composta da innumerevoli occasioni, di musica adatta.
Non male vero?
Non so voi ma il sottoscritto "rosica" sempre ogni qualvolta al cinema nota che il protagonista , qualsiasi sia il suo stato d'animo, ha sempre la musichetta d'accompagnamento sotto...sempre maledettamente azzeccata.
Ovviamente non è quello a cui possiamo aspirare noi, ma le molteplici opportunità che la tecnologia odierna e il qualunquismo musicale spinto di oggi offrono possono sopperire a questa mancanza.
La cosa migliore che possiamo fare per noi stessi e per chi ci sta intorno è scegliere bene.
Ecco dunque una lista di "dritte" musicali per le occasioni classiche:

1- Cena romantica a casa con il partner: dunque, scordiamoci decisamente George Michael e Careless Whisper per cortesia; metterla su al giorno d'oggi è na cafonata terribile. Meglio della musica soft, da camera, che si presta ad un ascolto distratto e permette dolci conversazioni e languidi sguardi.
2- Cena Aromantica a casa con il "partner": qui il convivio è visto decisamente come un preliminare del vostro vero scopo, sia che siate donne che siate uomini, quindi è perfettamente inutile permeare l'ambiente con uno pseudoromanticismo da film con Meg Ryan, molto meglio mettere sotto della musica che dia la carica e faccia perdere ogni velleità di dolcezza alla serata. Preferenza per il Rock anni 70.
3- Wake up dopo una nottata brava e con l'autobus per andare al lavoro che già strombazza in fondo alla strada; 2 alternative: a)se eterosessuali, colonna sonora di Rocky; b) se omosessuali, tutta la funky black whatever you call it anni 80, con preferenza per Maniac di Michael Sembello.
4- House party all'americana (magari): si opta quasi sempre per i grandi classici non ballabili finchè c'è poca gente e magari, da bravi italianetti, una qual certa renitenza a conoscersi...poi si va in crescendo con la musica Dance contemporanea- preferenza House- per poi divertirsi, una volta ubriachi fradici, con la Revival 70 e 80. Finale con lenti per i pomicioni ed Happy Days col bicchierino della staffa.
5- La musica in macchina: per uno che abita a Roma lo stereo in macchina assume significato ESSENZIALE. Anche in questo caso però si è costretti a differenziare i diversi momenti abitudinari. Traffico mostruoso sul lungotevere di Sabato sera: mettetevi "er core in pace" e alzate un pelino il volume della discografia di Tom Waits e Louis Armstrong con intermezzi comici delle colonne sonore di Benny Hill ed Ace Ventura per evitare il suicidio ormai prossimo.
Strada completamente spianata e nessun orario per l'appuntamento: Bruce Springsteen docet e Creedence Clearwater Revival non vi faranno sentire nessuno di quei tanti chilometri (perchè sicuramente vi trovate in autostrada, a Roma non è MAI vuota la strada) che state facendo.
Classica serata da NON SO DOVE STO ANDANDO MA SO CHE CI STO ANDANDO, unico consiglio: assecondate il vostro umore e agite sullo stereo di conseguenza.

Scion

domenica, gennaio 21, 2007

L'evoluzione della musica


Il giovane che ascolta un determinato tipo di musica, finisce per acquisire un certo modo di essere, di vestirsi, di parlare, frequentare certe persone piuttosto che altre. La musica come valore fondamentale nelle scelte e nella vita della persona. Ogni cultura possiede un linguaggio musicale proprio e specifico, fatto di organizzazione di suoni, ritmi, armonie, sonorità, strumenti, forme e questi, a loro volta, riflettono modi di pensiero, ideologie, credenze, usanze, caratteristiche ambientali ecc. La musica, dunque, segue l’evoluzione della società, dei suoi gruppi nel suo continuo e dinamico trasformarsi, spesso assumendo caratteri negativi, altre volte positivi, ma resta comunque un'immancabile compagna di vita che cambia colore, corpo e anima al mutare di noi stessi. Ecco in anteprima online la foto di una pagina del sito che sta per essere lanciato nel progetto di Milano e Roma, si chiama EUROTHEORY.COM e sarà online in versione completa dal 1 gennaio 2007. "E' un (nuovo) portale musicale europeo che diffonderà la musica di gruppi ESCLUSIVAMENTE europei", come ci dice l'ideatore Andrea Nardini, "che nel mare magnum del web non riescono ad emergere per l'atroce concorrenza della musica americana all'interno dei siti musicali". Grazie a quest'innovazione multimediale, si potranno uploadare profili di gruppi e case discografiche, foto, mp3, video, consultare classifiche e scoprire tanti tanti gruppi finora sconosciuti, quegli innumerevoli talenti emergenti che hanno semplicemente voglia di farsi ascoltare e perchè no anche apprezzare.
Uno spazio dedicato a chi di musica vive!
simulescion3

lunedì, gennaio 15, 2007

CINEMA ORIENTALE: Il Wuxia-pian


Per analizzare la nuova ondata del cinema asiatico dobbiamo considerare una curiosità.
Da sempre ammiratore di tale genere cinematografico, prima di iniziare le riprese di Kill Bill, Quentin Tarantino ha consegnato al suo direttore della fotografia una lista di titoli da visionare, ossia quasi tutti i film wuxia prodotti dalla famosa Shaw Brothers. Un elenco di b-movies made in Hong Kong sulla scia degli spaghetti-western e delle faide di guerrieri e samurai giapponesi. Ma qual è il significato preciso di questo nome? Il wuxiapian è un film di combattimenti cavallereschi, definito talvolta film di cappa e spada, i cui protagonisti sono dei cavalieri erranti. Questo è uno dei generi più forti di Hong Kong, il cui marchio di fabbrica sono le fastose scenografie ricreate proprio all'interno degli studi Shaw, un firmamento che parla mandarino e che esalta l’ideale nostalgico della patria perduta e sviluppa l'idea mitica della Cina. Il periodo di maggior popolarità è il decennio che va da metà degli anni sessanta alla metà degli anni settanta. Come ne “La Tigre e il Dragone” di Ang Lee, i film wuxia-pian si compongono di dialoghi poetici, di combattimenti mozzafiato bilanciati con l’analisi emotiva dei personaggi, dove da una parte sta l’azione-estetica, dall’altra, la profondità-psicologica. L’armoniosa coreografia dei duelli fatti di voli acrobatici e leggerezza sinfonica rispecchiano la ricerca di libertà dei personaggi, volare diventa sinonimo dello “sfuggire alla realtà”. Uno degli ultimi esempi del genere è Hero, di Zhang Yimou, che ha rilanciato l’eroismo romantico orientale sul grande schermo. Hero è un wuxia assolutamente astratto, infatti nonostante la storia sia violenta, il sangue e la brutalità ne sono come banditi, tanto che due combattimenti sono mentali, solo immaginati, come in quelle storie di samurai dove uno scambio di sguardi tra due guerrieri, serviva per decidere l’esito del combattimento. Risulta, così, una continua sfida alla fisica e alla gravità, dove i colpi dei personaggi sono in grado di deviare centinaia di frecce, dove il tempo si ferma e tutto si decide sul terreno di un distesa d'acqua. Tuttavia, il wuxiapian, pur essendo tipicamente cinese, raccoglie al suo interno influenze maggiori provenienti da tutto il mondo: è un luogo di fantasia spesso indifferente alla verosimiglianza storica, dove però permane il concetto di eroe che contamina anche generi estranei, come i moderni gangster movie. Il sottobosco cinematografico da cui nasce la leggenda dei wuxiapian è ricco e brulicante: vi si muove, in primis, tutto il cinema degli albori cinese, che dagli iniziali vagiti già raccontava storie di cavalieri erranti dotati di magici poteri. Un'importante influenza viene dal cinema giapponese di samurai, che all'epoca riscuoteva enorme successo presso il pubblico. In questi film tanto i buoni, quanto i cattivi dispongono di poteri quasi magici e i loro corpi possono sfidare la gravità in salti spettacolari, contro ogni legge della fisica. Qui si trova una basilare differenza tra il film di kung fu ed il wuxiapian: mentre gli eroi del primo imparano con difficoltà le arti marziali che serviranno loro ad ottenere vendetta (un allenamento volto al perfezionamento del corpo e della mente), la maggior parte dei cavalieri erranti sono già in possesso di incredibili poteri e spesso di ancor più fantasiose armi. Uno dei registi cardine del movimento wuxia è stato Zhang Che. Scopritore di talenti, Zhang non si limita ai soli attori che, sotto la sua regia, diventano star: il suo assistente alla regia più celebre è John Woo. Se Zhang rappresenta il lato macho ed ultraviolento dei wuxiapian (lato che Woo continuerà ad esplorare nei suoi film , che sono stati a più riprese descritti come film di cavalieri che brandiscono pistole anziché spade), il suo collega King Hu sviluppa invece una poetica intimista di grande bellezza formale. Questi due autori, così diversi, hanno dato lustro all'epoca d'oro dei wuxiapian, e ne hanno vissuto parimenti il declino, spingendo all'estremo le loro ossessioni oniriche e allegoriche. Rimane il fatto che il wuxiapian è stato e resta un prodotto di nicchia, che spesso, dopo l’exploit iniziale, tende a stancare il pubblico, quindi ad autoesaurirsi facilmente. Ovvio che nessuno se lo auguri, perché le opere sono dei veri e propri manifesti d’amore verso il cinema. E’ importante, però, sottolineare come questo resti un genere dalla difficile digeribilità, specie al momento della sua esportazione nei più smaliziati paesi occidentali.
SimOne

mercoledì, gennaio 10, 2007

BASKET NBA: Effetto Andrea Bargnani



Raptor #7 in action vs Carter

da www.gazzetta.it

TORONTO (Can), 7 gennaio 2007 - Domenica prima e durante l’incontro Toronto-Washington si è festeggiato all’Air Canada Centre l’Italia Day in onore di Andrea Bargnani e Maurizio Gherardini. La Camera di Commercio italiana di Toronto ha organizzato un brunch prima della partita per dare il benvenuto ufficiale all’azzurro con l’atleta romano ospite d’eccezione insieme al vice presidente dei Raptors. Un’occasione unica per i tifosi italo-canadesi per incontrare il giocatore che in soli due mesi d’attività nella Nba è già diventato un punto fermo della squadra canadese. “Penso che non solo avrete la possibilità di ammirare Andrea come giocatore ma anche come personaggio positivo - ha detto Gherardini -. Vogliamo che voi possiate essere fieri delle esperienze di Andrea in campo e del mio lavoro dietro la scrivania. Vi siamo riconoscenti per il sostegno e ci auguriamo che il tifo italiano aumenti nel corso della stagione, da parte nostra vogliamo contraccambiare facendo sì che Andrea diventi motivo d’orgoglio per la comunità. Attualmente siamo la franchigia Nba maggiormente riconosciuta all’estero forse perché abbiamo raccolto così tanti giocatori internazionali e per la grande attenzione mediatica derivata dalla selezione di Andrea al draft. Stiamo lavorando duro per riportare Toronto in una situazione vincente più in fretta possibile e per farlo abbiamo bisogno di giocatori speciali e di un gm speciale come Bryan Colangelo. L’obiettivo è di conquistare il rispetto a livello mondiale e ci riusciremo di sicuro".
Ed ecco finalmente, accolto da un caloroso applauso, Andrea Bargnani scortato dall’organizzazione Raptors. Il Mago esordisce in inglese: “Sono molto felice di essere tra di voi anche se ho poco tempo perché mi attendono per il riscaldamento pre-partita.”, mentre un fan lo incita a parlare in italiano. Bargnani si è prestato a firmare più autografi possibili prima di essere richiamato dallo staff dei Raptors. I circa 150 partecipanti al brunch hanno avuto la possibilità con il biglietto acquistato di assistere alla gara contro i Wizards prima della quale è stata consegnata ai primi diecimila tifosi giunti all’ACC una statuetta da collezione raffigurante Andrea Bargnani (a essere sinceri poco rassomigliante come ha ammesso lo stesso Bargnani). Una parte del ricavato del brunch andrà alla fondazione italiana in favore degli anziani Villa Charities, alla quale Bargnani ha contribuito personalmente con una donazione di 10.000 dollari.

simulescion3

martedì, gennaio 02, 2007

CINEMA: Lord of war


Il signore della guerra è colui che ne decide le sorti vendendo il mezzo più semplice al miglior offerente: le armi. Perché la vera arma di distruzione di massa non è rappresentata da un ordigno nucleare, ma da una tonnellata di mitragliette Uzi convogliate illegalmente nei paesi in guerra e date in mano ai bambini-soldati. Questo è l’assunto di base del nuovo film di Andrew Niccol, uno dei pochi autori hollywoodiani che giocano col sistema, si pongono sulla soglia del circuito mainstream, raccontando le loro storie. Spesso crude, ironiche e pervase da un alone di ambigua moralità. Lord of war ne è solo l’ultimo (dirompente) esempio, un’opera che l’autore di The Truman Show, S1mone e Gattaca, ha trasformato in un inno al cinismo, dove non è mai stato tanto vergognoso schierarsi dalla parte del cosiddetto antieroe. Un uomo, Yuri Orlov, che fa del suo lavoro di mercante d’armi una professione di vita, un mestiere che richiederà il suo sangue e che lo lascerà solo e pieno di rimorsi, dopo vent’anni in lungo e in largo tra i peggiori olocausti silenziosi che la storia recente ricordi: dall’Africa Centrale ai Balcani. Un impeccabile Nicolas Cage da il volto al protagonista, riuscendo nella machiavellica impresa di rendere credibile tanto la difficoltà di comunicare con la propria famiglia (dal fratello Jared Leto, alla splendida moglie Bridget Moynahan), quanto la lucida tranquillità dell’inganno che i suoi occhi hanno mentito di fronte all’ennesima perquisizione dell’agente di polizia (Ethan Hawke), messosi sulle sue tracce. L’ossatura della pellicola è quella del gangster movie, si narra la perdizione morale di un antieroe raccontata dal suo punto di vista. Tra Sierra Leone e Ucraina, Orlov aumenta il suo impero dai primi anni ottanta fino ai giorni nostri, una quotidianità in cui i proiettili assumono il valore di una merce di scambio, come se l’uomo fosse tornato all’era del baratto. In questo caso, però, è solo la vita ciò che rimane sul piatto della bilancia. Il film tratta argomenti scomodi e spinosi e non lesina sul mercenarismo del mondo politico, né difende l’istituzione degli Stati Uniti, troppo spesso complici anche di ciò che di brutto c’è al mondo. Le affermazioni finali, colte dallo sguardo triste e disilluso di Orlov, afferma come sulla terra una persona su dodici possegga un arma e come gente come lui si prodighi per armare le restanti undici. La terza fatica registica di Niccol coincide con un attacco globale a tutte quelle nazioni, membri permanenti dell’Onu, che fanno del commercio delle armi un conscio business di sangue, stando poi a guardare senza intervenire i piccoli conflitti locali, specie nei paesi sottosviluppati dove i pseudo-dittatori la fanno da padrone, arrichendosi sulla fame del popolo. Il film si macchia solo ogni tanto di prevedibilità, ma per gli occhi resta comunque uno spettacolo autocritico, un’opera solida e ben costruita che trova in se stessa l’energia per autoalimentare la denuncia che porta avanti, per raccontare una storia attualissima, coinvolgente e di grande spessore emotivo. La perdita della propria coscienza è solamente il primo passo sulla strada della perdizione, perché il (vil) denaro appiana ogni divergenza e soffoca ogni malumore, compreso il fastidioso ronzio dentro le orecchie che risponde al nome di omertà. In fondo, come direbbe Yuri, questa non è la nostra guerra. Ma allora con chi ci dovremmo schierare?
SimOne

sabato, dicembre 09, 2006

Back in MUSIC: Le Vibrazioni



Le Vibrazioni presentano "Officine meccaniche" - 4 anni di continua evoluzione


(da www.rockol.it) Alla stampa, che ha ascoltato la nuova fatica di Francesco Sarcina e soci nel modo più rumoroso e "sano" possibile, Le Vibrazioni si presentano praticamente ancora con gli strumenti a tracolla: barba e capelli lunghi, l'ensemble meneghino smorza (con ironia) chiunque ipotizzi una "svolta rock" nella produzione del gruppo di "Dedicato a te": "No, non è una curatrice d'immagine che ci ha consigliato questo look", scherza Francesco, lievemente influenzato, a pochi metri dal palco, "In studio pensi solo alla musica, e trascuri tutto il resto. E la barba, se non viene rasata, cresce". E proprio dallo studio il cantante parte a spiegare la genesi di questo nuovo disco, caratterizzato da una scrittura sicuramente più ruvida e meno facile dei precedenti: "Già, 'Officine meccaniche' è anche il nome dello studio di Mauro Pagani, quattro mura che hanno visto e fatto la storia del rock, nazionale e non solo. Noi l'amore per le sonorità vintage e i processi produttivi analogici l'abbiamo sempre avuto, quindi questa volta ci è sembrato di realizzare un sogno...". E quei riff acidi, quegli intermezzi strumentali dove theremin e delay la fanno da padrone? "E' vero, i brani nuovi sono più spigolosi di quelli vecchi", interviene Marco, il bassista, "Ma noi, un forte impatto live, l'abbiamo sempre avuto". Secondo album, sarà la svolta?...

simulescion3

domenica, dicembre 03, 2006

CINEMA ITALIANO: poca fantasia e troppa realtà


LA VERA CRISI DIPENDE DALLA MANCANZA DI GENERI
(FILM MONOTEMATICI E PELLICOLE A SENSO UNICO NON COINVOLGONO PIU’...a lato "Le conseguenze dell'amore")
Ne abbiamo parlato,abbiamo provato a spiegarcelo,insomma ce lo siamo chiesto proprio tutti credo: Qual è la causa degli insuccessi commerciali dei film made in Italy? Ebbene a monte delle varie discussioni e delle ipotesi avanzate,la spiegazione l’abbiamo avuta sempre davanti agli occhi,senza rendercene conto. Cosa manca alla nostra “gloriosa” industria cinematografica per riuscire a risollevarsi,magari anche all’estero?In questi ultimi anni di grande rivoluzione visiva,con l’avvento e il conseguente impatto massmediale della tecnologia digitale,l’Italia(come altri paesi europei,non disperiamo)non è riuscita a mutare quella radicata abitudine del fossilizzarsi su un unico genere fiction: il dramma real-storico nel Belpaese.Per carità,nulla da togliere a quelle opere che annualmente tentano di risollevare il disastrato mercato italiano(interamente dominato dai prodotti hollywoodiani),ma la situazione resta tale. Questo è il quadro che si presenta ai nostri occhi,analizziamolo meglio. La totale presenza delle pellicole d’oltreoceano è dovuta proprio alla possibilità,che i film statunitensi concedono agli spettatori,di poter scegliere tra numerosi generi. Cosa che si rivela fondamentale poi all’ingresso in sala. Il fruitore italiano medio,se volesse optare per un film nostrano,non avrebbe nessuna difficoltà nel preferire il classico genere impegnato,ma se volesse cambiare,attirato,non so,dalla fantascienza,dall’azione,dall’horror,dal thriller e via citando,si troverebbe spiazzato,anzi privo di una qualsiasi possibilità di scelta. Come ho detto prima,salvo qualche eccezione,che effettivamente conferma la regola e che,negli ultimi anni,possiamo indicare in film come:L’imbalsamatore di Matteo Garrone,Almost Blue di Alex Infascelli,Ricordati di me di Gabriele Muccino,Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli,oltre ai soliti apprezzatissimi lavori di Salvatores,Verdone e di altri autori,la produzione italiana è orientata verso pellicole di scarsi e previsti incassi cinematografici e verso un successivo sfruttamento delle stesse a livello televisivo. Già,in Tv,dove per calcoli aziendali ed economici il filmetto soft da prima serata,magari ultracensurato,è dato in pasto ad un target senza nome,che,posso assicurare,è perfettamente consapevole della differenza di prime visioni passate dal grande al piccolo schermo e non se ne fa sempre una ragione. Bisognerebbe,dunque,guardarsi intorno e capire che i movie-gender sono opportuni e necessari ad un maggiore pluralismo cinematografico. Solamente in questo modo l’Italia dei film potrà riossigenarsi,solo così,potrà riaccendere nel pubblico quel desiderio smarrito di vedere un film italiano diverso dal solito.
SimOne

martedì, novembre 28, 2006

Sportivi si nasce, a volte si diventa.



"Per Karl Malone allenarsi seriamente era fare il proprio dovere"
La differenza che passa tra una persona che fa sport ed uno sportivo è esattamente la stessa che passa tra una persona che fa il suo lavoro ed una persona che ama fare il suo lavoro; volendo dare un' identità a questo concetto possiamo riassumere il tutto con "spirito di abnegazione".
Restringiamo il campo.
Evitiamo inutili divagazioni su sport della domenica o "sport" tipo il bodybuilding e concentriamoci sullo sport che si tratta qui su Simulescion: il basket.
Lavora.
Suda.
Respira.
Ricomincia.
Bastano questi quattro ordini al tuo cervello per correre su e giù per il campo, lottare in difesa, trovare buone soluzioni in attacco, aggredire il rimbalzo, buttarti sulla palla vagante...mettere dentro tiri che contano.
Tutto nasce dalla MENTALITA'.
Troppe volte giocatori con notevoli potenzialità gettano tutto all'ortiche per mancanza di spirito d'abnegazione e mancanza di carattere.
Se pensi di non essere adeguato o non vuoi impegnarti fino in fondo, tanto vale che prendi una palla da Cisalfa, vai al campetto più vicino e ti metti a tirare.
Nessuno ti vorrà in squadra, non conta quanto sei simpatico o spiritoso, conta quello che dai..e non c'è peggior sensazione che puoi instillare nell'allenatore e nei compagni di quella che non stai dando il massimo in quel momento.
E' sbagliato a qualsiasi livello, non conta se amatoriale o professionistico, quando c'è un avversario si dà il massimo..in primis per rispetto per la squadra, poi per rispetto dell'avversario stesso, ed ancora per rispetto per se stessi.
Se vuoi buttarti giù, se vuoi che il senso di sconfitta invada il tuo cervello e quindi le tue forze, se scegli la strada più corta fai pure....ma al campetto di cui sopra.
Quando fai parte di una squadra si inizia e si finisce con essa, e le individualità sono volte sempre e solamente all'innalzamento del livello del team.
Sei entrato da 10 min, hai 0 su 4 al tiro, 3 falli tutti evitabili e l'allenatore che urla nelle tue orecchie...ti arrendi?
Manca non molto alla fine della partita, il tuo tabellino dice sempre 0 in ogni voce statistica, l'unica riempita sono gli orrendi falli evitabili (con contestazioni e probabili tecnici), la tua squadra è ancora in gioco e l'allenatore e i compagni contano comunque su di te...ti arrendi?
Credi che il fatto stesso di essere al centro delle speranze del tuo team sia eccesso di fiducia nei tuoi mezzi? bene, prendi da parte tutti e dillo..nessuno si fiderà più di te, l'allenatore ti utilizzerà sempre meno fino a non convocarti più, e i tuoi compagni ti guarderanno con terrore ogni qualvolta chiederai loro la palla.
Ti arrendi?
Come molti altri sport nel basket una buona prestazione è sintomatica di ottimo lavoro in palestra e se non ti impegni in allenamento non otterrai nulla in partita.
Hai fatto schifo all'ultima partita, credi di esserti allenato bene oggi? si? già il fatto che lo credi vuol dire che non hai fatto passi in avanti dall'ultima partita..torna in palestra.L'appagamento è il cancro della competizione, non importa a che livello ci si trovi, l'importante è fare quel che si fa al massimo delle proprie potenzialità, e i peggiori sportivi sono coloro che pensano di poter fare bene anche senza sforzarsi più di tanto. Sarai anche una bravissima persona, ma sei uno che fa sport, non uno sportivo.
(ndr SimOne: dedicato a chi NON ha voglia di mettersi in gioco..)
Scion

venerdì, novembre 24, 2006

Digressioni..."Una scomoda verità"







Si chiama An inconvenienth truth il film di Davis Guggenheim sui cambiamenti climatici che arriverà a gennaio nelle sale cinematografiche italiane, ma è stato già mostrato ai festival del cinema di Locarno e Cannes. Al Gore, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, mette in guardia non solo la popolazione statunitense ma tutto il mondo, sui danni che l'effetto serra sarà in grado di produrre se non si pone rimedio alla sconsiderata crescita delle emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera... Attraverso il Protocollo di Kyoto ed altre misure d'intervento immediato l'umanità per la salvaguardia del proprio pianeta Terra dovrà porsi di fronte al cosiddetto Global Warming. Riscaldamento globale è un termine usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. L'opinione scientifica sul cambiamento del clima, come espresso nel Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, e firmato dagli accademici di scienza delle nazioni del G8, è che la temperatura globale media è aumentata di 0,6 ± 0,2 °C dalla fine del XIX secolo e che "la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni è attribuibile alle attività umane.
Dal blog di Beppe Grillo:
Se vogliamo evitare che le generazioni future ci sputino in faccia e ci chiedano i danni dobbiamo fare qualcosa per il pianeta. Le iguane, fuori dalla finestra di casa mia a Genova, mi guardano come un estraneo al sole estivo di ottobre. I grilli cantano tutta la notte. Le api fanno il doppio lavoro estate/inverno. I dati dell’effetto serra sono ormai quotidiani come le previsioni del tempo. Ci sommergono. Come faranno le acque con le coste e le città. Ma ci sono sempre gli scettici. Quelli che non ci credono e che ci sono sempre alternative. Senza mai dire quali. Altri che più modestamente se ne fregano. I ghiacciai si sciolgono. I fiumi si seccano. Le falde acquifere scendono.Basta con il catastrofismo? Con la solita deriva catastrofista per non affrontare i veri problemi. 279 specie di piante e di animali si stanno spostando verso nord. La malaria è arrivata sulle Ande. Lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia è raddoppiato negli ultimi dieci anni. E la deriva catastrofista continua con le previsioni per i nostri nipotini. Quelli che butteranno le nostre ossa in una discarica. Entro il 2050 il polo nord scomparirà, un milione di specie si estinguerà, il livello del mare salirà fino a cinque metri.
Andiamo a vedere il film, è un piccolo tributo per capirci meglio sulla questione, un’inezia per la salvezza del pianeta.
simulescion3

martedì, novembre 21, 2006

BASKET: Magic Team in vetta al girone A


ALGARVE 55 - MAGIC TEAM 64
ALGARVE: FEDERICO C. 5, FRATELLO 9, BURATTINI 10, BERNARDI 5, PINCHETTI 2, Caon 12, Di Rocco, Brugnoli 8, Pisani L. All. Paciarelli.
MAGIC TEAM: VALENTI 11, VALENTINO 14, MARRACINO 1, BRUNO 6, PISANI 11, Bracci 2, Riccioli 3, Crucitti 7, Pisani M. , Stampacchia. All. Laurenti.
ARBITRO: Gargiulo di Roma
PARZIALI: 9-13 / 19–11 / 17-18 / 10-22
Il quinto atto del campionato di promozione vede sfidarsi Algarve e Magic Team. Ancora in formazione largamente rimaneggiata il Magic, privo di ben 6 titolari, riesce a conquistare 2 punti preziosi in trasferta contro una squadra che si è dimostrata molto ben schierata in campo, agressiva in difesa e che ha impostato un gioco molto fisico contro i lunghi avversari riuscendo a sopperire ai cm di differenza. Ora il Magic Team è atteso alla prova della verità giovedì prossimo, contro il torvaianica. Lo scontro al vertice, entrambe le squadre sono ancora imbattute, a quota 5 W dopo cinque gare di campionato, sarà infatti un buon banco di prova per verificare le vere ambizioni del giovane gruppo di Montesacro.
simulescion3


giovedì, novembre 16, 2006

Professione Doppiatore


Quanto contano in Italia le “Voci senza volto”?
La saletta buia è illuminata solo dalla lampadina sullo scrittoio e dal chiarore dello schermo. Pian piano gli occhi si abituano,così l’ambiente intorno a noi prende forma,rivelandoci il luogo dove i doppiatori lavorano,il loro habitat naturale. Uno di loro sta rileggendo la parte che dovrà incidere,mentre l’assistente rivolge un cenno al di là del vetro insonorizzato al direttore del doppiaggio. Si può iniziare.L’Italia è uno dei pochi paesi che può vantare una lunga e storica tradizione di doppiaggio,nonostante nei primi tempi,e si parla di diverse decadi fa,chi dava voce ai volti degli attori non era osannato,anzi trovava più critiche che assensi. Nata comunque per esigenze di scarsa alfabetizzazione nazionale,la figura del doppiatore fu interpretata agli esordi da pochi volenterosi,i soliti noti che ritroviamo sempre in ogni film dell’epoca. Successivamente,e per giusti meriti,questa professione è stata molto valorizzata,fino a giungere all’importanza che ha acquisito negli ultimi anni. Fare il doppiatore richiede grande sacrificio,un ferrea determinazione,l’essere “attore” fuori dagli schermi e senza un pubblico dinanzi. La questione,dunque,non è discorso di impegno lavorativo,ma solitamente nasce quando il pubblico si divide su una stessa opinione. Perché è ormai chiaro che da tempo c’è chi sostiene che una qualsivoglia pellicola cinematografica possa incrementare il proprio valore,se proiettata in lingua originale. Ci sono altri,invece,per i quali i sottotitoli creano disagi nella lettura e l’idea di privare i loro idoli della voce che li ha fatti “innamorare”,è vista come delitto sacrosanto. Altri ancora si astengono. Certo,se si pensa a voci storiche come quelle di Ferruccio Amendola o Giancarlo Giannini,i doppiatori di icone hollywoodiane quali Robert De Niro e Al Pacino,ma anche a certe “nuove” leve come Luca Ward,Roberto Pedicini,Alessandro Rossi, Tonino Accolla e via citando,si fa presto a schierarsi con i secondi. Ma se si assiste a Festival o Mostre del Cinema,come quella di Venezia,dove si rimane incantati di fronte alla bravura recitativa di alcuni attori,bisogna dare ragione anche ai primi. Sta a noi tutti scegliere ciò che si adatta maggiormente alle nostre esigenze. Gli addetti ai lavori si interrogano spesso su questo dibattito,anche se la soluzione resta ancora aperta. Sicuramente l’obiettivo,tutt’altro che utopico,dovrà essere almeno quello di concedere allo spettatore la possibilità di decidere,per conto proprio e senza imposizioni, verso quale delle due scelte optare. Per ora lo scenario,a meno di quelle eccezioni riassunte nelle sale che già offrono questa disponibilità,resta tale e immutato. Perciò,quando al termine di una proiezione scorrono i titoli di coda,soffermiamoci anche sui nomi di chi, dall’ombra, presta la sua voce al cinema.

SimOne

domenica, novembre 12, 2006

CINEMA: The Departed



Bello, bellissimo film come il sottoscritto non ne vedeva da un bel pò, sfornato dalla mente sapiente di quel genio che è Martin Scorsese, i cui recenti pseudo flops (Gangs of New York e The Aviator) lo hanno restituito allo stato di grazia al quale ci aveva abituati.
Grazie anche ad un' interpretazione molto intensa e piacevolmente nervosa di Leonardo Di Caprio, oramai attore prediletto dal buon Martin, ed al solito straordinario Jack Joker Nicholson (che qui appare come un padrino un tantino insudiciato dalla totale mancanza di moralità), che tra una battutaccia sui preti pedofili e uno sguardo come solo lui sa regalare ci offre ancora una volta cosa vuol dire "calarsi nella parte" quasi facendola sua, come se lui fosse sempre stato il Boss Costello e nessun altro.
Film magistralmente diretto ripreso da una pellicola hongKonghiana del 2002, The Departed rovescia subito il concetto di legge e fuorilegge, di giusto e sbagliato facendo fare paradossalmente la cosa giusta al protagonista con il passato e il presente più a rischio e la cosa sbagliata a quello dal passato immacolato e dal futuro in ascesa.
Si incontreranno dopo giochi psicologici, ricerche di giuda del dipartimento e omicidi più o meno preventivati, il tutto sotto gli occhi di una Boston che pompa il solito sangue irrequieto irlandese e che non dona ai suoi figli la benchè minima capacità di discernimento tra inferno e paradiso.
Ecco che quindi risulta importante la filosofia di vita di Jack Costello Nicholson, secondo il quale se non ci si può fidare nemmeno di preti -pedofili- e suore- un pò troppo libertine- figurati se vale la pena di porsi dei limiti in efferatezza e brama di potere.
Li tiene tutti nelle sue mani il buon Costello, rivelando e nascondendo tutto a tutti, dal suo protetto- protetto? chi protegge chi?- Matt Damon fino all' FBI, rimestando quel gran calderone di guardie e ladri che sfocerà nella rappresaglia più violenta e nella resa dei conti che non deve essere necessariamente, come il film del resto, "giusta".
Leo Di Caprio rischia la vita per consegnare Costello alla giustizia salvo scoprire che Costello in fin dei conti, è giustizia a sè, come lo specchio di ciò che non deve essere toccato in America.
Ecco perchè Costello parla come se fosse l'America in persona, lui ne rappresenta l'essenza estremizzata, il marciume e il potere, tutto all'ennesima potenza..come se dalle sue mani partissero i fili che governano il mondo.
Di Caprio trova anche il tempo di innamorarsi, nel poco tempo che gli concede il suo incarico di infiltrato, dell'unica persona che sembra non trattarlo come capra sacrificale, buono solo per abbattere a cornate il portone dorato della malavita organizzata bostoniana.
E' grande Leonardo in questo film, volubile, irascibile, nervoso e con un senso di giustizia che pare guidato più che altro dalla spaventosa voglia di vendetta che proverà nei confronti dell'irritante- e pur bravo- poliziottino Damon, che sembra uscirne indenne e pulito anche quando il letame sfiora il soffitto.
A pareggiare i conti- si far per dire- ci penserà Mark Wahlberg, che una volta tanto non impressionerà per l'eloquio forbito ma per quell'attimo d'esitazione prima di far fuoco e chiudere i giochi.
Menzione speciale per Martin Sheen, gran professionista, e per Alec Baldwin, se non fosse altro per essere stato il marito della Basinger.

Scion

Ecco il trailer:

domenica, novembre 05, 2006

MUSICA: Chinese Democracy in uscita?


I Guns 'N Roses nascono ufficialmente a Los Angeles nel 1985, frutto della fusione tra i membri rimanenti degli Hollywood Rose e degli L.A. Guns. La formazione originale vede al microfono Bill Bailey, proveniente da Lafayette, Indiana, che assume lo pseudonimo di Axl Rose; alla chitarra solista Saul Hudson, inglese trapiantato in California che assume il nome di Slash; all'altra chitarra Jeff Isabell, amico d'infanzia di Axl che diventa Izzy Stradlin; al basso Michael 'Duff' McKegan, di Seattle; alla batteria Steven Adler, originario di Cleveland e grande amico di Slash.
Ora, alle porte del 2007 Axl torna a far parlare di sè senza i suoi ex "fratelli". Il loro album fantasma Chinese Democracy, il grande ritorno sulle scene di Axl Rose e dei Guns'n'Roses (della cui mitica formazione originale c'è rimasto solo il tastierista Dizzy Reed) è pronto. Costato 13 milioni di dollari, è atteso da 15 anni dei quali ben 9 passati in sala d'incisione. Slash in questi anni non ha mai per un solo istante pensato di tornare a far parte della storica lineup, impegnato come è in una miriade di progetti paralleli. Axl nel frattempo si è fatto crescere il pizzetto, la pancia e si è fattopure i dreadlocks. L'ennesima data di uscita annunciata dall'etichetta Geffen Records è fissata per il prossimo 21 novembre e stavolta la release è stata confermata da tutti i network televisivi piu' importanti. Ci dovremmo essere, tant'è che la nuova band ha deciso di realizzare una tournèe mondiale che partirà alla fine del 2006. Insomma, un ritorno in pompa magna che però ha poco per esser tale. Gli anni ottanta sono finiti da un pezzo e la sola nostalgia spesso non sostiene un'ugola deficitaria ed un sound che si discosta troppo dai ruggenti tempi della "giungla". Da buoni vecchi fans speriamo di doverci ricredere...
simulescion3

mercoledì, novembre 01, 2006

The Darkness: searchin' for the lightness


Come molte volte succede nel mondo della musica, il secondo album è il più difficile da far accettare a critica e pubblico.
non sai cosa vuoi creare e qualora tu lo sappia non sai se piacerà o meno...Allora ci sono due strade da seguire:
o si segue la tendenza e si fa quel che si aspetta il pubblico (c'è chi ci ha costruito una carriera, vedi Luis Veronica Ciccone) o si dichiara il proprio menefreghismo attraverso un album magari orribile, ma esattamente fedele a quel che si voleva realizzare.
Come molte volte accade nella vita , in medio veritas, e i Darkness hanno dimostrato di conoscere questo detto abbastanza bene.
Oddio, sicuramente il loro secondo album non è un capolavoro, a livello di hit è sicuramente inferiore al primo e la ricerca di una classe che ancora non risulta naturale li ha portati forse ad eccedere in particolari e virtuosismi- compreso il particolare molto memorabilia di utilizzare il pianoforte dove Freddie Mercury incise Bohemian Rhapsody.
Questo non vuol dire che non sia un buon album.
Ci sono molte cose da considerare quando si ascolta un album, ed uno degli aspetti -tecnici- che sicuramente non si trascura è la produzione. Dicesi produzione ciò che, se usato in maniera oculata, può portare all’eccelso musicare nell’olimpo dei musicandi – vedi Brian Eno per U2 - .
Questa è stata una buona produzione, il suono è pulito anche nei pezzi più heavy, e anche se si eccede con le armonie di falsetto di Justin Sniff Hawkins il totale è di un album assemblato bene.
Il primo ha suscitato tanto clamore perché:
1- Era il primo..
2- Perché accontentava i puristi del rock con il solito sferragliare pressapochista ma anche i qualunquisti melodici con 5 hit di facile ascolto tra cui I believe in a thing called love e Friday night.
3- Chi erano questi col cantante in tutina?

Affinare però non vuol dire snaturare, per usare più strumenti mantenendo intatta l’intenzione della canzone bisogna saperli suonare, non assoldare strumentisti, se non per collaborazioni conclamate; infatti i beneamati Queen a cui erroneamente vengono accostati – je piacerebbe come dicono a Roma – non rischiavano di incappare nell’errore di eccesso di .. “classe” poiché loro stessi erano la classe! Brian May suonava si la chitarra, ma suonava anche il piano, il benjo, l’ukulele -…..- e l’arpa ( ! ) solo per citarne alcuni, e gli altri membri dei Queen idem.
Ora, se il primo album aveva quel percorso, bisognava seguirne le orme e lasciare un’impronta sempre più profonda…non deviare verso l’erbetta soffice.
Almeno secondo me. Per affinarsi c’è sempre tempo.
E per riprendersi anche, lo si dica a Justin, che in clinica di disintossicazione ha stretto amicizia con il fidanzato della Moss Pete Doherty – mi rifiuto di chiamarlo musicista -, non occorre sniffare per sentirsi una rockstar!!!
Scion